Il titolo del libro verde proposto dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali nel luglio scorso letto oggi appare un po’ paradosso: “La Vita buona nella società attiva” in realtà è un lodevole tentativo di porre alla attenzione delle istituzioni e delle associazioni politiche e sociali problemi che il nostro Paese ha in sofferenza da molti anni, di chiamare a consulto ed a confronto pubblico tutti i soggetti interessati (in definitiva tutti i cittadini attraverso le loro aggregazioni sociali) sulla attuale drammatica situazione del nostro welfare. Che è sotto gli occhi di tutti: le news che debordano da ogni giornale, i dati dell’ISTAT, le attenzioni dell’UE sono constatazioni, non sintomi di qualcosa temibile. E’ giusto dunque attribuire il reale valore agli interrogativi ed agli obbiettivi che sono richiamati e che il Ministro Sacconi sottolinea sia riprendendo il libro bianco della Commissione Europea sulla salute (ottobre2007) laddove enfatizza”lo stretto legame tra salute e prosperità economica” sia quando riafferma la “centralità della persona” (in realtà esigita dal linguaggio comune di tutti gli schieramenti politici e sociali,ma…). E tuttavia il pasticcio nasce quando i progetti fanno intravedere soluzioni più volte dirette alla comprimibilità della spesa, piuttosto che ideazione di una diversa canalizzazione della stessa. E’ vero: rivedere l’organizzazione territoriale della sanità, ridurre gli sprechi della spesa sanitaria ed esaltarne l’efficienza, antivedere un sistema pensionistico volto a salvaguardare quelle di domani per i giovani di oggi non può che essere una costante di ognuno e di tutti; ma quando si pone l’enfasi sulla quantità della spesa o ci si lamenta che la spesa sanitaria, ad esempio, è penalizzata troppo dalla spesa pensionistica sembra che non si avverta del tutto la necessità di guardare in altra direzione. Pare dunque che nell’immediato sia urgente immaginare interventi sulla qualità della spesa sanitaria, sulla oculata distribuzione dei farmaci, sugli sprechi denunciati dai media e sugli strumenti organizzatori per ridurre anche i disagi dei cittadini. Ma già da ora è necessario guardare oltre le attuali avversità economiche per affrontare i problemi in termini strutturali, per vincere la scommessa sulla ricerca, per stare al passo dei nuovi bisogni. Lodevole tentativo, il Libro Verde. Ma il S.I.Me.T ha bisogno di intravedere una costruttiva e condivisa riprogettazione della spesa sanitaria. Il S.I.Me.T ha bisogno di fatti, in poche parole.
