Il Ministro, confermando la presentazione dell’emendamento al decreto “Fare” sulla proroga dell’obbligatorietà assicurativa di un anno rispetto alla prossima scadenza del 13 agosto p.v., ha chiesto alle OO.SS. mediche di esprimere le loro problematiche e le proposte di azione. Ho preso la parola in primo luogo per stigmatizzare la convocazione separata dei tavoli, così come concordato con Mario Sellini ed Antonio Castorina, affermando che le due componenti Aupi e Sinafo per protesta non avrebbero partecipato al tavolo successivo, programmato per le 19,30, ed in ogni caso, essendo tali sindacati presenti nella Fassid, le mie dichiarazioni sarebbero state consone anche ai loro intendimenti. In riferimento alle proposte da fare, ho sintetizzato che si potevano unire le affermazioni di chi mi aveva preceduto nel fatto che la ripresa della trattativa contrattuale poteva prescindere da eventuali stanziamenti statali ripartendo dall’eliminazione del blocco della progressione economica aziendale stabilito dall’art.9 commi 1, 2 e 2 bis che rimettendo in campo i fondi aziendali potevano consentire la crescita economica di chi, per esempio, è fermo ai 5 anni di anzianità e non vede crescere il proprio stipendio di posizione in azienda o l’indennità di esclusività. Sbloccare i fondi aziendali che derivano da modalità contrattuali indipendenti da stanziamenti aggiuntivi statali e sono il frutto di chi lavora in azienda, non gravano sul monte salari e quindi non hanno implicazioni di spesa sul pubblico impiego, porta automaticamente alla crescita della dirigenza in quanto attribuire nuovi incarichi vuol dire valorizzare l’attività dei medici che non possono vivere di sola gloria. Altro punto da me affrontato è il fatto che la proroga dell’obbligo assicurativo non si trasformi in un prendere tempo senza nulla fare. Terzo punto, ho sollecitato il Ministro ad intervenire, come da Lei promesso nel passato, sull’attuazione della libera professione. Il Decreto Balduzzi ha dato una serie di scadenze a riguardo completamente disattese e di contro le aziende costringono i medici, con azioni coercitive, a rientrare dalla libera professione allargata senza dare spazi e necessari supporti perché questa sia attuabile in azienda. Dopo gli interventi più o meno variegati su concetti di crescita, qualità delle cure, responsabilità mediche, il Ministro ha replicato affermando che il 24 luglio partirà la discussione con le Regioni per il nuovo Patto per la salute che dovrà affrontare tutto il sistema nella ricerca di un ordine che consenta di dare certezze ai cittadini per ciò che riguarda la propri salute. Bisogna valorizzare il sistema delle reti assistenziali. Con il Patto bisognerà mettere in sicurezza il FSN, mentre il bilancio dello Stato dovrà riassorbile ed impedire la crescita dei ticket già programmata per il 1°gennaio 2014. Sempre con il Patto ed il lavoro delle Regioni si dovrà risolvere il blocco del turnover ed il ricambio generazionale. Ha assicurato la collaborazione con il Ministro dell’Università per affrontare il problema delle specializzazioni che dovranno essere rimodulate sulle effettive esigenze di salute dei vari territori e realtà. Il precariato sarà inquadrato in un prossimo decreto del Ministro della Funzione Pubblica(?). La proroga dei tempi assicurativi ci si augura che non debba essere utilizzata nella sua interezza. I tavoli continueranno i loro lavori. Verificherà il fatto che lo sblocco dei fondi aziendali non ricada sulla finanza pubblica richiedendo all’Aran ed al Ministero dell’economia. E’ stato chiesto al Ministro il coinvolgimento dei medici nel patto per la Salute: senza i medici il patto è un contenitore di finanza e nient’altro ed i medici non possono accettare che si parli di loro senza essere coinvolti. Avanti con lo sciopero e se la situazione non cambierà a settembre torneremo ad azioni di lotta. Il Coordinatore Nazionale FASSID Dott. Francesco Lucà
