Sono consistenti le perplessità sollevate dalle Regioni sui contenuti del decreto che il ministro Balduzzi avrebbe voluto portare venerdì in Consiglio dei ministri e sul quale ora si tratta a oltranza per arrivare una soluzione condivisa. E se dal dicastero si minimizza («normale dialettica politica» è il refrain che va per la maggiore) dal fronte delle Regioni invece rimbalza un disappunto che cela a fatica il fastidio. In ogni caso la lista dei ritocchi al decreto che le amministrazioni regionali chiedono al governo è consistente: l’articolo 6 sulla non autosufficienza va stralciato; per la certificazione sportiva potrebbe persino bastare l’autodichiarazione dell’interessato; la valutazione dei dirigenti medici deve restare agganciata a obiettivi e criteri fissati dalle Regioni stesse, che bocciano anche la trasformazione del collegio di direzione dei primari in un organo dell’azienda sanitaria. E poi c’è la medicina di famiglia, le cui aggregazioni h24 devono essere sì una priorità ma non un obbligo. Perché mancano i soldi per finanziarle: «Non possiamo assorbire ulteriori oneri rispetto a quelli previsti dalla spending review», ha detto senza giri di parole Luca Coletto, coordinatore della Commissione salute della conferenza delle Regioni. Mercoledì il decreto potrebbe tornare all’esame del governo.
