Alle Regioni non piace l’aggregazione obbligatoria MG

Set 3, 2012

Sono consistenti le perplessità sollevate dalle Regioni sui contenuti del decreto che il ministro Balduzzi avrebbe voluto portare venerdì in Consiglio dei ministri e sul quale ora si tratta a oltranza per arrivare una soluzione condivisa. E se dal dicastero si minimizza («normale dialettica politica» è il refrain che va per la maggiore) dal fronte delle Regioni invece rimbalza un disappunto che cela a fatica il fastidio. In ogni caso la lista dei ritocchi al decreto che le amministrazioni regionali chiedono al governo è consistente: l’articolo 6 sulla non autosufficienza va stralciato; per la certificazione sportiva potrebbe persino bastare l’autodichiarazione dell’interessato; la valutazione dei dirigenti medici deve restare agganciata a obiettivi e criteri fissati dalle Regioni stesse, che bocciano anche la trasformazione del collegio di direzione dei primari in un organo dell’azienda sanitaria. E poi c’è la medicina di famiglia, le cui aggregazioni h24 devono essere sì una priorità ma non un obbligo. Perché mancano i soldi per finanziarle: «Non possiamo assorbire ulteriori oneri rispetto a quelli previsti dalla spending review», ha detto senza giri di parole Luca Coletto, coordinatore della Commissione salute della conferenza delle Regioni. Mercoledì il decreto potrebbe tornare all’esame del governo.