Contenuto estrapolato da Quotidiano Sanità – Il Ministero della Salute ha infilato nella legge di stabilità il comma 566 che intenderebbe affidare alla competenza dei medici, in materia di prevenzione, diagnosi, cura e terapia, esclusivamente gli atti complessi e specialistici. Lo scopo è quello di trasferire gli atti medici di base ad altre professioni sanitarie trascurando che anche un atto semplice si può complicare e diventare complesso. Di fatto, gli atti medici vengono distinti in semplici e di base, da una parte, e complessi e specialistici dall’altra, allo scopo evidente di trasferire i primi ad altre professioni sanitarie, trascurando che in medicina anche un atto semplice si può complicare e diventare complesso. Il livello che dovrebbe separare i due campi non verrà definito con una legge del Parlamento ma attraverso un accordo tra Stato e Regioni, previa concertazione, ovviamente non vincolante, con le rappresentanze scientifiche, professionali e sindacali. La Corte Costituzionale (Sentenze 282/2002 e 338/2003) ha stabilito il principio dell’autonomia terapeutica del medico rispetto persino al legislatore: “Non è di norma il legislatore a dover stabilire quali sono le pratiche ammesse, con quali limiti e a quali condizioni poiché la pratica dell’arte medica si fonda sulle acquisizioni scientifiche e sperimentali che sono in continua evoluzione. La regola di fondo di questa materia è costituita dall’autonomia e dalla responsabilità del medico che con il consenso del paziente opera le scelte professionali basandosi sullo stato delle conoscenze a sua disposizione”. È riservata, quindi, al medico e solo ad esso la scelta diagnostica e terapeutica e la libera valutazione del singolo caso sottoposto al suo esame e l’adeguamento dei protocolli alle condizioni particolari del paziente che ha in cura, senza alcuna distinzione tra atti semplici o complessi ovvero tra quelli di base o specialistici. Infatti il suo rapporto con il paziente è tuttora l’asse centrale attorno a cui ruota tutto, e tutta l’organizzazione dei servizi e i rapporti multiprofessionali che vi si sviluppano servono a facilitare l’opera del medico e questo infastidisce ancora di più.
