La bozza prevede l’assunzione dei professionisti come dipendenti nelle case di comunità. “Minato il rapporto con i pazienti”
Le dichiarazioni di FMT a RAINEWS
COMUNICATO STAMPA
SANITÀ, SI VA VERSO LA FINE DEL MEDICO DI FAMIGLIA, CONSEGUENZE GRAVI PER LA CAPILLARITÀ DELL’ASSISTENZA NEI PICCOLI COMUNI
NO DI FEDERAZIONE DEI MEDICI TERRITORIALI-FMT ALL’IPOTESI DI DECRETO DEL GOVERNO
24 aprile – Torna in pista con un decreto del Governo, presentato alle Regioni, la contestata
proposta di passaggio a dipendenza ‘volontaria’, con doppio canale (convenzione e
dipendenza), per i medici di famiglia per mettere a regime le Case di Comunità. E arriva la
ferma opposizione dei sindacati medici.
Per il Segretario nazionale di Federazione dei Medici Territoriali-FMT, Francesco
Esposito: “La strada è quella sbagliata, dopo mesi e mesi di polemiche sui giornali, il
Governo senza neppure aprire un tavolo di confronto con i medici, presenta alle Regioni
una proposta di decreto che mantiene una impostazione superata dalla storia ed
inadeguata. Il ministro non può non vedere: da anni assistiamo a un sotto-finanziamento
del SSN e a un malinteso federalismo che ha ulteriormente precarizzato, esternalizzato, e
smantellato la medicina generale e del territorio, trasformando la medicina di famiglia in
un’ulteriore cenerentola del sistema (insieme al 118 e alla continuità assistenziale). Da
tempo si attende la trasformazione della formazione specifica di medicina generale in
specializzazione, come nel resto d’Europa, e politiche di incentivi fiscali per una categoria
sempre più impoverita, invece sono mancate queste soluzioni e risposte all’altezza: e i
giovani medici scappano da questa straordinaria professione.
E ora si rilancia la dipendenza, cioè burocratizzare ancora di più il nostro lavoro, già
schiacciato da decine di compiti onerosi e impropri”.
“Questo decreto – conclude Esposito – aumenterà l’effetto fuga dalla medicina di
famiglia e, cosa peggiore, può contribuire a distruggere la capillarità degli studi medici
soprattutto nei piccoli centri, in quelli montani e piu isolati, dove c’è una popolazione piu
anziana con maggiore incidenza di pazienti con cronicità e fragilità. Lo ribadiamo, la
proposta da seguire è un’altra: no alla dipendenza ma convenzione-contratto unico della
medicina generale con tutele e diritti, come modello quello della specialistica
ambulatoriale, già esistente, e specializzazione nel processo formativo dei giovani medici.
Solo così potremo mantenere la libera scelta, la capillarità degli ambulatori e contribuire
anche al miglior funzionamento delle Case di Comunità”.

