I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso di 5 medici stabilendo che i dirigenti dell’Asl 5 Spezzino avrebbero dovuto istituire un reale confronto tra i settori di attività che hanno necessità di avere come dirigente un medico chirurgo o un medico veterinario. In assenza di questi presupposti "risulta esposta la giustificazione di una scelta compiuta a priori, e così illegittimamente". La scelta del profilo professionale della persone più indicata a dirigere un servizio di Igiene degli alimenti del dipartimento di prevenzione accorpato con il servizio veterinario in un‘area della sicurezza alimentare, deve basarsi su un metodo comparativo da parte dell’Asl di competenza che deve indurre i suoi organi dirigenti ad istituire un reale confronto tra i settori di attività che hanno necessità di avere come dirigente un medico chirurgo od un medico veterinario. Dunque quel posto non può spettare "a priori" ad un veterinario. E’ quanto stabilito dal Tar Liguria che, in una sentenza del 7 febbraio ha bocciato la decisione dell’Asl 5 Spezzino. "La complessità di un approccio complessivo al tema dell’alimentazione in termini di sicurezza igienica e nutrizionale richiede molteplici contributi professionali che sono ben rappresentati nei Servizi di Igiene degli Alimenti e Nutrizione che comprendono, oltre a medici igienisti, biologi, tecnici della prevenzione, dietisti, chimici – ha spiegato la collega Emilia Guberti, coordinatore Gruppo di lavoro Siti -. Si tratta della stessa logica miope che ha portato, in assenza di un effettiva analisi del rapporto costo beneficio, a sacrificare i Servizi di Igiene Alimenti e Nutrizione, i cui costi (0,3-0,4% fondo sanitario nazionale) appaiono trascurabili a fronte delle competenze che vanno ben oltre il controlli di sicurezza alimentare e la cui eliminazione non si è limitata ad una semplice riduzione di primari. Tutto questo mentre la comunità scientifica e le principali agenzie sanitarie internazionali dimostrano in modo inconfutabile che solo la prevenzione è in grado di ridurre i costi sanitari ed assicurare le necessarie garanzie alle produzioni alimentari italiane fra le poche in crescita anche nell’export (+ 12% nel primo trimestre 2014)".
