I medici non sono cittadini di serie B

Dic 15, 2011

"Non assisteremo alla dissoluzione dell’ Ente Previdenziale EMPAM e dell’Ente Assistenziale ONAOSI. Il patrimonio accumulato nel corso di questi anni da tutti i colleghi medici non può finire nel calderone di un unico ente previdenziale." Questo il commento del Segretario Mazzoni sul maxiemendamento del Governo sulle casse private che, dopo i ritocchi apportati in commissione Bilancio nella notte tra martedì e mercoledì, riscrive anche il famigerato articolo 24, quello che allunga da 30 a 50 anni il periodo di equilibrio tra entrate (contributi) e uscite (pensioni) che gli enti di previdenza delle professioni devono garantire. A quanto pare il Governo non ha accettato la richiesta degli enti previdenziali privati di poter contare anche sui propri ingenti patrimoni per garantire l’equilibrio cinquantennale dei sistemi pensionistici che gestiscono senza costi per lo Stato. Una chiusura su questo punto, che causerebbe grandi danni economici alle giovani generazioni di medici e odontoiatri, appare sorprendente considerando le motivazioni e le costruttive proposte avanzate dall’Adepp (l’associazione degli enti previdenziali privati), la positiva e trasversale accoglienza ricevuta in Parlamento e il fatto che si tratta di richieste a saldo zero. Si prevedono mesi molto caldi per le organizzazioni sindacali della dirigenza medica che annunciano forme di mobilitazione varie.

Intanto in una nota alla stampa le organizzazioni sindacali dei camici bianchi affermano: "Con le norme dell’ultima finanziaria (aumento dell’età pensionabile con scalone di 6 anni, soppressione Inpdap, irragionevole norma che impedisce all’Enpam di conteggiare il proprio patrimonio per garantire l’equilibrio cinquantennale) il Governo sembra solo volere fare cassa con le pensioni pubbliche e private della categoria e, sostenendo di tutelare i giovani, non fa altro che togliere ai più anziani senza dare loro nulla in cambio. Senza considerare che l’integrità psico-fisica degli operatori è fattore necessario per la stessa sicurezza delle cure”.  “I medici non sono cittadini di serie B – sottolinea la nota congiunta – e non sono disposti a subire misure così discriminatorie e irragionevoli sulle proprie pensioni, ed è per questo che fin da ora si riservano di attivare ogni possibile azione sindacale unitaria contro le norme contenute nella manovra. Norme che penalizzano una categoria che ha sempre tenuto un atteggiamento previdenziale virtuoso e responsabile e che ha già pagato il contributo più alto al risanamento dei conti pubblici”.