Roma, 14 dicembre – Patto Salute. Le Regioni: "Senza risorse non si firma". Stop anche agli standard ospedalieri La Conferenza dei Presidenti ha ribadito che senza garanzie sui finanziamenti il Patto per la Salute 2013-2015 non si può siglare. In un comunicato stilato al termine dell’incontro, le Regioni ribadiscono "l’insostenibilità del Servizio sanitario nazionale dopo gli interventi delle ultime manovre finanziarie e della spending review". "I tagli – sottolineano – rischiano infatti di mettere a repentaglio l’erogazione di prestazioni fondamentali per i cittadini e per la tutela del diritto alla salute. Le Regioni sottolineano comunque la necessità di arrivare ad un nuovo “Patto per la salute”, per gli anni 2013-15, strumento fondamentale per un efficace governo della spesa pubblica, come dimostrato dai risultati ottenuti negli ultimi anni". Le proposte del nuovo regolamento sugli standard ospedalieri non sono state accolte dalla Conferenza: Tra le novità del nuovo regolamento da segnalare comunque il cambiamenti sul tetto dei posti letto per l’accreditamento dei privati accreditati per acuti: si parla di una soglia non inferiore a 50 posti letto per acuti (quella inizialmente prevista era fissata in 80 posti letto). Altre modifiche riguardano il fatto che la gestione dei posti letto debba "avvenire con la massima flessibilità per assicurare la maggiore flessibilità organizzativa nella gestione dei posti letto rispetto alla domanda appropriata di ricovero con specifica rilevanza per le necessità provenienti dal Pronto soccorso e aventi le caratteristiche dell’urgenza e dell’emergenza". Infine, tra le novità, si prevede che le Regioni avviino programmi di telemedicina per la gestione integrata tra ospedale e territorio per alcune patologie tra le quali lo scompenso cardiaco, le broncopneumopatie croniche e il diabete.
Fonte: Sole24Ore Sanità – Intanto uno studio FIASO mette in evidenza che nonostante il documentato impegno profuso dalla aziende sanitarie, nell’anno in corso i fornitori, in media, hanno concesso sconti solo del 2%, mentre la riduzione attesa per il 2013 cresce appena al 2,6% contro il 10% programmato dalla legge di stabilità. E dato ancora più clamoroso sono proprio le Regioni più virtuose, quelle che non sono in piano di rientro dai deficit sanitari ad essere più in difficoltà, con sconti che toccano appena quota 1,8% nel 2012 e 1,9% nel 2013. Segno che i tagli lineari finiscono per penalizzare chi è stato fino ad oggi più efficiente e non quindi nella condizione di ottenere altre riduzioni di prezzo da contratti già ridotti all’osso. Risultato: un miliardo in meno di risparmi. A scattare la fotografia sui risultati ottenuti dalle aziende sanitarie e ospedaliere nella ricontrattazione dei contratti di fornitura di beni e servizi è l’indagine condotta dalla Fiaso su un ampio e rappresentativo campione di 45 tra Asl e ospedali il 20% del totale. Punto di partenza la spending review della scorsa estate che imponeva alle aziende di tagliare del 5% i contratti di fornitura che vanno dai servizi di lavanderia e mensa a dispositivi medici di alto valore tecnologico come stent, protesi o risonanze magnetiche. Un taglio che la legge di stabilità in via di approvazione in Parlamento ha poi raddoppiato portandolo al 10% nel 2013. Obiettivi quantomeno ottimistici: i risultati ottenuti fanno comunque evaporare come un miraggio l’obiettivo di 2,7 miliardi nel biennio, che sono però stati nel frattempo detratti dal fondo sanitario nazionale. Per tutte le voci di spesa l’obiettivo del 5% di riduzione dei prezzi per il 2012 e del 10% per il 2013 si è rilevato irraggiungibile. In attesa di conoscere gli esiti del contenzioso amministrativo sui prezzi di riferimento di beni e servizi messi a punto dall’Authority, l’indagine condotta dalla FIASO mostra come comunque questi siano poco o per nulla confrontabili per diverse categorie di prodotti o servizi. Dal taglio dei presunti sprechi a quello, reale, delle prestazioni Il risultato di questo "flop" delle misure dettate dalla spending review prima e dalla legge di stabilità poi è che per il 95% delle aziende sanitarie la politica del rigore si tradurrà in una riduzione dei servizi e delle prestazioni rese ai cittadini. «Purtroppo i primi segnali non sono positivi», commenta il presidente della Fiaso Giovanni Monchiero. «Molte aziende si vedono già costrette a tagliare su altri fattori produttivi, come ad esempio il personale, oltre a quei servizi territoriali dove è più facile intervenire, come l’assistenza domiciliare o quella agli anziani nelle case di riposo». Alle Molinette di Torino si stanno somministrando ai pazienti farmaci con il contagocce, alcune Asl laziali hanno comunicato a voce o per iscritto ai pazienti nutriti artificialmente a domicilio che le soluzioni nutrizionali non potranno più essere fornite in misura sufficiente. All’ospedale di Tivoli ci si è limitati al simbolico taglio di acqua e latte per i ricoverati, ma a Rimini è stato sospeso il servizio di dialisi notturno che consentiva ai nefropatici che lavorano di continuare a farlo, mentre nella virtuosa Toscana la Asl fiorentina dal 10 dicembre garantisce solo gli interventi chirurgici urgenti e quelli oncologici.
