L’approvazione del decreto di recepimento della “direttiva transfrontalieri” potrebbe implicare tempi più lunghi per ottenere le cure all’estero, aprendo contenziosi tra italiani malati e servizio sanitario pubblico. Lo ammette Oreste Rossi membro della commissione sanità dell’Europarlamento La direttiva Ue 2011/24 per aumentare l’accesso alle cure mette i connessione erogatori di prestazioni di tutta Europa, e impone che –ad esempio – un cittadino italiano fruisca in Francia di prestazioni allo stesso prezzo praticato a un francese, o viceversa. Ma lascia agli stati membri la disciplina di come un residente di uno stato Ue può fruire dell’assistenza in un altro stato comunitario. Il decreto italiano licenziato da Palazzo Chigi, che rende operative le indicazioni comunitarie, fissa il rimborso dei costi dell’assistenza fruita all’estero in misura pari alle tariffe regionali vigenti, al netto del ticket. Poi, rimandando il dettaglio ad appositi regolamenti, introduce limiti nelle prestazioni all’estero, fruibili solo se in Italia non ci sono le cure o se i tempi sono lunghi (ma singole regioni possono porre altri vincoli ex articolo 9 comma 8); eccezioni regionali al rimborso delle prestazioni (articolo 8 comma 8); e infine vincoli autorizzativi, con una doppia domanda da fare all’Asl e attese medie di 40 giorni.
