Pausa tecnica, che consentirà di limare il decreto

Mar 24, 2010

I certificati di malattia continueranno a fare uso esclusivo della cara vecchia carta ancora per alcune settimane. Come avevamo già comunicato i medici avrebbero dovuto passare alla certificazione on line dallo scorso 4 aprile, a quindici giorni esatti dal decreto che sulla Gazzetta ufficiale del 19 marzo scorso dettava modalità e tempi della digitalizzazione targata Brunetta. In realtà il via vero e proprio scatterà soltanto più avanti perché Sogei, il partner tecnologico del dicastero della Funzione pubblica, deve ancora mettere a punto la piattaforma del Sac (Sistema di accoglienza centrale) alla quale i medici dovranno collegarsi per compilare i certificati on line. Questo consentirà alla Federazione degli ordini e ai sindacati di categoria di far valere le proprie ragioni sopratutto circa il passaggio che obbligherebbe i medici a riscontrare «oggettivamente» i dati clinici riportati dal paziente, una condizione che renderebbe ingestibile la certificazione delle assenze brevi. La controproposta della Fnomceo è quella di emanare al più presto un provvedimento correttivo che eviti appesantimenti burocratici insostenibili. Ai sindacati dei medici di famiglia sta anche a cuore la governabilità del sistema: il timore è che alla fine l’on line accresca le incombenze anziché alleggerirle, anche perché la compilazione dei certificati telematici prevede l’inserimento di informazioni che prima erano fornite dal lavoratore. Se ne riparlerà nell’incontro tra tecnici del dicastero e Fnomceo in programma per domani 13 aprile. Non dimentichiamo comunque la necessità di un chiarimento interpretativo del comma in cui si dispone che le certificazioni non possano riferirsi a "dati clinici non direttamente constatati né oggettivamente documentati", e che non potrà non riflettersi in una seria difficoltà per i cittadini nell’ottenere i certificati di malattia. Sconcertati i medici ma anche  alcune Pubbliche Amministrazioni dello Stato e degli Enti Locali, di fronte alle incertezze applicative che rendono ancora più iniquo e del tutto sproporzionato il regime sanzionatorio per i medici. Sono infatti previste, per la violazione della normativa, gravi sanzioni, che vanno dalla radiazione alla revoca di rapporto di dipendenza o convenzione con il SSN,sino al carcere. Per molte patologie (le emicranie, alcune lombalgie ecc….), però, non esistono dati clinici obiettivi, mentre altre (la cefalea, la dispepsia acuta, la colica addominale, l’insonnia in lavoratore con mansioni a rischio, ecc….) possono essersi manifestate senza aver lasciato postumi rilevabili al momento della visita. E "alla luce della norma, non è distinguibile il caso del clamoroso "falso ideologico in atto pubblico" di una certificazione di malattia per un pubblico dipendente in vacanza ed in ottima salute – evento possibile ma eccezionale – dal caso – invece del tutto quotidiano – del lavoratore che si presenta al medico descrivendo una sintomatologia clinica verosimile e coerente con una patologia transitoria, ma al momento non più in atto. Tali evenienze possono complicarsi laddove il fatto si è verificato, ad esempio per i turnisti, in un prefestivo o festivo, ovvero in una situazione di indisponibilità di un medico certificatore. In tutti questi casi, il risultato, all’atto pratico, sarà uno solo: il medico si troverà nell’impossibilità di fornire il certificato al suo paziente.
Leggi la circolare sui certificati INPS