Le proteste di medici e dirigenti sono state ascoltate dal Governo, che ha varato venerdì il decreto sul testo unico del pubblico impiego, con alcune significative variazioni. Scongiurato, almeno per il momento, il sequestro di risorse contrattuali vigenti. La questione principale stava nel salario accessorio con un evidente attacco ai fondi negoziali della dirigenza: in pratica veniva messa in discussione la Ria dei medici che hanno cessato il servizio, che nei prossimi anni avrebbe implementato i fondi aziendali di circa 200 milioni di euro (113 per la sola dirigenza sanitaria). Di fatto era in atto un tentativo di erodere un patrimonio delle categorie mediche e dirigenziali che avrebbe costretto ad aprire un tavolo contrattuale partendo da meno uno, un contratto chiamato di fatto a sancire una paradossale riduzione della massa salariale. Sarebbe stato un colpo mortale alla trattativa negoziale. Con il decreto approvato si prevede invece che tenendo conto della peculiarità del regime del personale cessato dal servizio la retribuzione individuale di anzianità è da valutarsi in ambito di atto di indirizzo e trattativa negoziale. Ci sono anche altri aspetti positivi del decreto. Innanzitutto il riconoscimento dell’area sanitaria che allinea alle disposizioni di legge l’accordo sulle aree del luglio 2016. Poi, una stretta sul lavoro flessibile illegale con sanzioni per chi vuole continuare a speculare sulla disoccupazione e sottooccupazione giovanile. Ancora, un discreto ripristino delle prerogative della contrattazione. Positiva anche la possibilità di risorse aggiuntive per la dirigenza del SSN.. Buona anche l’attenuazione degli effetti delle valutazioni negative da parte dell’amministrazione. Ancora insoddisfacente invece il progetto di stabilizzazione del precariato della dirigenza, salvo la positiva proroga del precariato della ricerca. Sono oltre 10.000 i dirigenti precari in sanità indispensabili per la tenuta del sistema. Il Testo definitivo
