Tesoretti aziendali. usiamoli per gli scatti retributivi

Gen 30, 2014

«Finché il blocco dei contratti vale per tutti i pubblici dipendenti, rispettarlo ha un senso; ora che si scopre che insegnanti, polizia e magistrati hanno fruito di deroghe, anche il comparto sanità chiede di attingere almeno ai fondi aziendali». E’ questo il senso delle lettera inviata la scorsa settimana dall’Intersindacale Medica. «Da tempo chiediamo al ministro di adoperarsi perché, pur permanendo il blocco dei contratti tra 2010 e 2014, sia possibile ottenere una modifica legislativa della 122/2010 che blocca sia gli scatti retributivi a carico del governo sia gli incrementi dovuti all’uso di fondi accessori disponibili a livello periferico nelle aziende ospedaliere. Fin qui non siamo stati ascoltati». I medici ospedalieri non hanno più gli scatti di anzianità, né chiedono una lira in più dal Fondo sanitario. Chiedono però che i soldi oggi incamerati dalle aziende – ad esempio a seguito del pensionamento di un veterano al top del salario, sostituito da un giovane – anziché essere destinati agli usi delle stesse, siano ripartiti tra i Fondi di risultato, i Fondi per pagare gli incarichi e quelli per compensare il lavoro straordinario di notte e nei festivi. Ma, con i contratti bloccati a tutto il 2014, non sono solo gli ospedalieri a lottare per fruire di parte dei risparmi conseguiti dalle loro aziende con il blocco del turnover o l’assunzione di giovani al posto di veterani a fine carriera. Fino alla convenzione del 2005, i medici di medicina generale godevano degli scatti in base all’anzianità di laurea ma gli incrementi –che decrescevano con il numero di scelte- furono sostituiti da un assegno individuale forfettario non riassorbibile, che non è più erogato ai nuovi convenzionati. I soldi risparmiati quando un medico si pensiona sono incamerati dalle Asl in un fondo. Ora qualche mmg vorrebbe usarli per smuovere stipendi fermi al 2010, pur consapevole che i “tesoretti” variano tra Asl. Michele De Giacomo, responsabile della segreteria tecnica della Sisac, afferma: «Nella dipendenza, le somme rivendicate dagli ospedalieri, pur non raggiungendo lontanamente il recupero dell’inflazione e variando da un’azienda a un’altra, possono in teoria arrivare a un terzo della rivalutazione della retribuzione; per i medici di famiglia si tratterebbe d’incrementi minimi. Tuttavia, anche la chance di tali incrementi è stata bloccata lo scorso anno da una nota del Ministero dell’Economia, concretizzata nel decreto legge 95 del luglio 2012 sulla spending review (ora legge 135 del 7/8/2012), che all’articolo 15 comma 25 estende ai medici convenzionati il blocco già in atto per i dipendenti Ssn».