FMT: la proposta di dipendenza del medico di famiglia è il “cavallo di troia” per la privatizzazione SSN

Mag 22, 2026

COMUNICATO STAMPA FMT

FEDERAZIONE DEI MEDICI TERRITORIALI-FMT CONFERMA IL NO E RILANCIA A
GOVERNO E REGIONI: L’ALTERNATIVA È UN RAPPORTO ORARIO, CON TUTELE E
DIRITTI, SUL MODELLO DELLA MEDICINA DEI SERVIZI
22 maggio — Scontro aperto sul decreto del Governo, concordato con le Regioni,
con la contestata proposta di passaggio alla dipendenza “volontaria” per i medici di
famiglia. Federazione dei Medici Territoriali-FMT ribadisce la ferma opposizione e
rilancia come alternativa di medio termine il “rapporto orario come per la medicina
dei servizi con tutele e diritti (ferie, malattia, ecc.)”; e guardando al futuro una
convenzione unica per i medici del territorio e della medicina generale, sul modello
della specialistica ambulatoriale.
Il Segretario nazionale del sindacato, Francesco Esposito, sostiene che la «scelta di
Governo e Regioni non solo è la strada sbagliata per tutelare i pazienti, ma sarà il
‘cavallo di Troia’ per fare entrare nella gestione delle Case di Comunità cooperative
e imprese private, che avranno come loro dipendenti i medici di famiglia. Un
meccanismo che porterà quindi non solo a far saltare il regime di convenzione (che
garantisce l’autonomia del professionista e il rapporto fiduciario con i cittadini
attraverso la libera scelta) ma a privatizzare i servizi sanitari».
Esposito lancia quindi un appello al Ministro Schillaci e alle Regioni: «L’alternativa
esiste: abbiamo proposto un rapporto orario come per la medicina dei servizi, con
tutele e diritti (ferie, malattia, ecc.); e guardando al futuro il percorso può portare a
una convenzione unica per i medici del territorio e della medicina generale, sul
modello della specialistica ambulatoriale. Infine, per scongiurare fughe dal SSN,
occorre inoltre varare politiche di incentivi fiscali per una categoria sempre più
impoverita, e fare la riforma della specializzazione nel percorso formativo dei
giovani medici. Questa è la strada giusta per potenziare la medicina di famiglia,
salvaguardare la sanità pubblica e i cittadini, mantenere la capillarità degli
ambulatori e contribuire al buon funzionamento delle Case di Comunità».